Marketing Intelligence

Il processo informativo di Intelligence a supporto delle ricerche di marketing, applicato principalmente per conoscere la composizione e le dinamiche di un particolare mercato ed il livello di competitività delle società leader

Wednesday, December 02, 2009

Intervista a Rossella Macinante (NetConsulting) sulla qualità dei dati

Il marketing necessita di dati aggiornati ed oggettivi, per poter curare la relazione con la clientela, definire nuove strategie di offerta, studiare i concorrenti. Negli anni si è certamente intensificata la richiesta di sistemi informatici adeguati alle esigenze degli specialisti di marketing, un fabbisogno che accomuna le varie funzioni aziendali. Quale è stata la “risposta” dell’IT? Sappiamo che negli ultimi 5 anni molte organizzazioni hanno investito in soluzioni di data profiling (per curare l’analisi dei dati ed assicurare una loro standardizzazione), di data monitoring (per verificare i dati nel tempo mediante un controllo continuo e possibilmente automatizzato), e che questi investimenti si sono aggiunti a quelli “tradizionali” in sistemi di data cleansing (le soluzioni impiegate per correggere i dati). Ma i risultati sono stati sempre all’altezza delle aspettative? E le organizzazioni sono state capaci di sfruttare opportunamente gli strumenti per la gestione dei dati, innalzando l’efficienza del processo analitico?

Marketing Intelligence ha intervistato la dr.ssa Rossella Macinante, Practice Leader della società NetConsulting, che recentemente ha curato un’indagine pubblicata dal magazine ZeroUno sulla qualità dei dati (“Customer Intelligence per una conoscenza a 360 gradi”). L’indagine è stata eseguita attraverso una web survey, sponsorizzata dalla società SAS, ed ha visto la partecipazione di campione di 97 aziende italiane.

La ricerca ha evidenziato che “sempre più la qualità dei dati è un fattore critico per il successo delle iniziative di business intelligence aziendali e si ha quindi la necessità di evitare informazioni contraddittorie, inconsistenti o imprecise”. La survey ha permesso di rilevare la presenza di strumenti di Data Quality, Data Integration e Master Data Management per la gestione dei dati e informazioni aziendali a supporto del business: dall’indagine è emersa una presenza media, per queste soluzioni, del 33%, con settori più “evoluti” come Retail e Servizi (entrambi con una presenza di soluzioni di data quality superiori al 40%), mentre l’Industria dispone solo nel 22,7% dei casi di questi applicativi.


1> quali sono alcune conclusioni della survey ?

Il mercato delle soluzioni di data quality non è maturo dal punto di vista dell’adozione, è evidente che l’attenzione alla qualità dei dati è in aumento, ma abbastanza lentamente rispetto al mondo anglosassone. L’indagine evidenzia come la data quality sia una tematica di interesse, con numerose prospettive di sviluppo. La survey ha confermato l’interesse da parte delle organizzazioni verso le soluzioni di data integration da più fonti (Crm, Scm, Erp, Dw, Business Intelligence, Portali Web), e lo sviluppo di una certa attenzione verso i progetti di Master Data Management (gestione dei dati unici di riferimento).


2> quali sono i settori più interessati alla data quality ?

Certamente il settore Finance risulta più attento e pronto ad investire, si posiziona come migliore degli altri, anche perché l’analisi del rischio assume sempre di più importanza. Nel recente periodo anche la grande distribuzione organizzata ha avviato alcuni progetti, anche abbastanza complessi, mentre le aziende manifatturiere sono ad oggi ancora poco interessate alla qualità del dato.


3> quali sono le ragioni che spingono alla data quality ?

La survey non voleva interpretare le motivazioni delle organizzazioni ad assicurare la qualità dei dati, analizzando comunque i contributi forniti dai partecipanti, è emerso che alcuni settori verticali hanno sviluppato una discreta domanda, ad esempio l’industria bancaria adotta varie soluzioni per la data quality, certamente perché indotta dalla pressione della compliance regolamentare. Per il Banking & Finance la qualità dei dati è indispensabile per monitorare l'andamento dei principali parametri di rischio e gli indicatori legati all'andamento del business. Quest'esigenza è stata ulteriormente accentuata dai processi di integrazione che hanno caratterizzato questo settore e che hanno reso improrogabili per le banche gli investimenti volti a garantire l'univocità del dato. In generale, comunque, la survey ha confermato che le organizzazioni sono impegnate nel migliorare le procedure di archiviazione e consultazione dei dati, specialmente di quelli relativi alla clientela. È indubbio che, per un’azienda, disporre di dati utili a comprendere la clientela ed a studiare i mercati impatta sulla competitività dell’azienda stessa. Investire in data quality può significare potenziare le analisi della customer base, specialmente quando questa è finalizzata a nuovi prodotti/servizi.


4> l’indagine ha mostrato anche aspetti trascurati ?

Non direttamente, anche perché la survey voleva solo osservare la diffusione delle soluzioni di data quality. Posso affermare che sono ancora poche le società che utilizzano soluzioni di data quality, probabilmente è stato sottovalutato l’aspetto della salvaguardia dei patrimoni informativi, insieme a quello della loro migliore valorizzazione. Nelle aziende, nel passato gli investimenti si sono rivolti alle piattaforme ERP e SCM, non sempre si è cercato di integrare i diversi sistemi, oggi alcuni problemi vengono a galla. La data quality è nominata in alcune circostanze in presenza di situazioni complesse, quasi ingestibili, ad esempio quando un errore o una discordanza possono pregiudicare i risultati delle analisi. Negli ultimi anni è accresciuta la presenza di strumenti per l’integrazione dei dati da fonti diverse, ma resta abbastanza modesta l’adozione di soluzioni per l’ottimizzazione della “qualità” dei dati.


5> le cito alcuni “slogan” del passato, cioè alcuni attributi di valore dei progetti IT indicati come utili a governare i dati: visione olistica, knowledge management, customer insight, semplificazione del reporting, analisi d’insieme, dashboard e score card per misurare la customer satisfaction e la customer loyalty. Come mai, dopo diversi anni, si parla ancora di data quality come obiettivo da raggiungere ?

In realtà non si può parlare di arretratezza in modo generalizzato, in quanto sicuramente le banche sono più avanti delle aziende di altri settori e in particolare delle aziende industriali. Probabilmente questo è legato anche al maggior valore che il dato assume per le banche rispetto a quello che gli viene attribuito dalle aziende del settore Industria. Nelle aziende industriali, soprattutto in quelle medio piccole, infatti, in molti casi manca la cultura del dato e dell'informazione e del valore che questo assume per lo sviluppo delle strategie business. Questo è ancora più vero nelle aziende in cui manca una gestione di impronta manageriale. Questi fattori hanno a mio avviso indotto a trascurare i progetti di data quality, dando priorità ad altri progetti con un impatto più immediato e più visibile da parte del top management.


6> restano ancora “irrisolte” alcune questioni, come il problema delle analisi interfunzionali, oppure il problema dell’analisi dei dati non strutturati (i contenuti delle email, o quelli prodotti negli spazi del web 2.0). Quali possono essere altre risposte ?

L’azienda non può stare ferma, deve comunque pensare ad innovare, anche in tempi di crisi un’azienda deve pensare al proprio futuro, a pianificare il domani. Le forme di innovazione IT possono essere rappresentate dalla migliore adozione delle piattaforme di business intelligence e di performance analysis. Soprattutto i sistemi di misurazione delle performance possono dare interessanti risposte ai manager.


7> come assicurare il successo dei progetti IT di valorizzazione dei dati aziendali ?

Le rispondo in base alle conoscenze che ho sviluppato attraverso altre analisi, perché questo aspetto non era trattato dall’indagine ZeroUno. Per impostare una strategia di valorizzazione degli asset del patrimonio informativo di un’organizzazione, bisogna coinvolgere il business fin dall’inizio. Spesso il business dispone di un proprio budget “autonomo”, in molte circostanze è il business che sceglie direttamente la soluzione, come nel caso dei tool di business intelligence, che sono scelti dal business in quanto gli utenti dovranno loro interagire con i dati, per rielaborarli, studiarli. Tornando alla precedente domanda, quella sulle risposte, posso affermare che innovare i sistemi di business intelligence durante la razionalizzazione dei sistemi informativi può rappresentare senza dubbio una sfida, ma anche fornire al management un maggior controllo del proprio business, ed aiutarlo a prendere delle decisioni più circostanziate. In questo contesto rientra, giustamente, la questione della qualità dei dati, la cui esattezza può garantire analisi e previsioni alla base delle strategie aziendali.


8> chi vuole il potenziamento della business intelligence ?

Preme soprattutto al business, in primis al chief executive officer, indubbiamente al direttore marketing, al direttore commerciale. Le motivazioni sono distinte: il marketing agisce per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, quindi si attende dalla business intelligence un aiuto per la simulazione degli scenari, e la funzione sales può utilizzare i tool per costruire gli scenari e capire o correggere il posizionamento di prezzo. Il CEO utilizza la business intelligence per tenere sotto controllo l’azienda. Parliamo comunque di aziende di fascia “alta”, cioè di aziende sufficientemente organizzate, nelle quali è chiara l’organizzazione delle funzioni e sono distribuite le responsabilità. Come detto prima, in questi contesti possono aumentare gli spazi per la cultura della qualità dei dati, e si possono proporre nuove applicazioni per la business intelligence. Il problema è rappresentato dalle imprese ancora poco strutturate, o nelle quali è praticamente assente una managerialità capace di orientare all’innovazione ed al cambiamento tutta l’organizzazione.


9> come è considerata la qualità dei dati nei progetti CRM ? La domanda è posta da chi, con una sorta di scetticismo, considera alcuni progetti CRM come “pericolosi” per via della loro intrinseca complessità.

I sistemi CRM accentrano notevoli quantità di dati, quindi sono sicuramente collegati alla qualità delle informazioni che trattano, ad esempio per poter permettere accurate analisi di segmentazione dei clienti, per consentire di studiare la soddisfazione della clientela e la qualità della loro relazione con l’azienda. Alcuni pregiudizi sui CRM, che probabilmente non hanno fornito fin da subito risposte efficaci – si tratta comunque di progetti difficili ed impegnativi – sono stati spazzati via nelle utilities, che negli ultimi mesi hanno investito in soluzioni CRM e BI. Nel futuro saranno di nuovo le banche ad investire in nuovi strumenti di analisi dei dati riguardanti la clientela.


10> ultima domanda, web 2.0 e dati aziendali, a che punto siamo ?

Come evidenziato dalla survey, la capacità di analizzare l’attività degli utenti sul sito Web aziendale e attraverso i social network è ancora un’area in cui poche aziende hanno già investito. Non basta implementare gli strumenti del web 2.0, un’impresa se vuole tracciare il comportamento dei clienti e correlare le informazioni sul cliente, deve impostare un cambiamento organizzativo: all’interno dell’azienda ravviso la necessità di funzioni dedicate, dovranno essere presenti delle strutture capaci di valorizzare questi nuovi patrimoni informativi. In realtà non si tratta di una problematica tecnologica, ma piuttosto di un problema di carattere organizzativo, dal momento che si richiede un cambiamento anche nella cultura aziendale e la definizione di nuove figure che abbiano il compito di gestire questi dati.

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Tuesday, October 27, 2009

La Competitive Intelligence è finalmente prossima all'affermazione anche in Italia ?

Segnalo un articolo del Prof. Antonello Garzoni (SDA Bocconi, Direttore del Master in Imprenditorialità e Strategia Aziendale (MISA)) sulla funzione aziendale di competitive intelligence: "Non è spionaggio l’intelligence che si fa strada nelle imprese".

Nell'articolo si afferma che la funzione di Competitive Intelligence inizia a trovare una propria collocazione nelle imprese italiane (in particolare, in quelle di maggiori dimensioni), segnale che probabilmente è cresciuta la consapevolezza nelle organizzazioni del valore dell'analisi continua dell'ambiente esterno e che non ci si può affidare solamente alle ricerche di mercato finalizzate all'analisi della clientela.

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Friday, September 18, 2009

Forrester Research pubblica diversi blog tematici

Segnalo i blog tematici pubblicati dalla società di ricerche Forrester, sono aggiornati di frequente e possono consentire una veloce interazione con alcuni analisti ed esperti. Spesso consulto dei report realizzati da specialisti Forrester, per avere notizie sui trend di adozione delle tecnologie informatiche e conoscere le previsioni di investimento in IT di un certo settore industriale. Chiarisco che l'informazione ha sempre un costo, e che le notizie e le previsioni particolarmente utili per chi, come me, deve decifrare le tendenze della domanda di innovazione delle imprese pubbliche e private e vuole analizzare le attività dei concorrenti, non sono quasi mai disponibili nella rete gratuitamente. I blog che segnalo possono essere uno strumento per dialogare con analisti di valore, e per far nascere nella rete conversazioni e, magari, forme di collaborazione. Mi entusiasma l'iniziativa della società Forrester, le loro relazioni e le loro previsioni sono accurate, credo che il progetto dei blog possa offrire ai visitatori notizie ben argomentate e altrettanto ben commentate!


Elenco generale dei blog curati dagli esperti della Forrester Research
http://blogs.forrester.com/

Blog per la comunità dei marketer specializzati nell'analisi dei consumatori
http://blogs.forrester.com/consumer_market_research/

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Saturday, September 12, 2009

Evento > "Sostenibilità, un valore per l'impresa" (16 settembre 2009, Milano)

Da tempo alcune imprese sono impegnate a creare valore attraverso la comunicazione dei propri valori aziendali e dei propri progetti per l'ambiente e per il sociale. Alcune comunicano anche il proprio bilancio sociale-ambientale, quasi a voler "certificare" tanto l'impegno quanto il raggiungimento dei risultati fissati. In questo modo vengono annunciati i progetti su cui le imprese associano il proprio commitment, rafforzando la loro partecipazione nella società e migliorando la fiducia dei propri stakeholder.

La responsabilità sociale dell'impresa è senza alcun dubbio un progetto che vuole costruire anche un valore per le imprese, rafforzando asset come l'immagine, le relazioni pubbliche e la reputazione tanto dell'azienda quanto del proprio management.

In un periodo post-crisi, le aziende si dovranno impegnare per salvaguardare i propri rapporti positivi, per attrarre nuova attenzione e sviluppare nuova fiducia, e di conseguenza aumenterà l'importanza dei valori aziendali e dell'impegno delle aziende per le politiche ambientali e sociali. Ma non basterà, ovvio, il commitment: sarà fondamentale per ciascuna impresa valorizzare il proprio impegno, specialmente se questo produce un valore tangibile, dimostrabile, e quindi sarà necessaria una accurata pianificazione della comunicazione della responsabilità sociale d'impresa.

Di questi temi, e di molti altri, si parlerà ad un seminario in programma a Milano il giorno 16 settembre 2009, organizzato dalla Unicom: "Sostenibilità: un valore per l'impresa".

Il seminario è riservato per i soci Unicom, in quanto rientra nei programmi di aggiornamento professionale.

Informazioni sull'evento "Sostenibilità: un valore per l'impresa"
Come la comunicazione sostiene l’impresa nel valorizzare le buone prassi etiche

Sede del seminario: Unicom - Piazza Bertarelli, 1 - Milano
Orario di inizio del seminario: h.14:30

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Friday, September 11, 2009

Il marketing (digitale) che verrà, e quello che sarebbe già dovuto esistere

In questo periodo dell'anno si inizia ad assistere all'intensificarsi delle "profezie" sul marketing che verrà. Specialmente in un momento di crisi, ci si interroga su come la scienza di marketing si possa adattare ad una società dei consumi particolarmente mutata, dove tuttora manca da parte dei consumatori l'entusiasmo, da parte di numerose imprese la visione del futuro sui propri mercati, e tutti sembrano preoccupati per la generale sfiducia verso una ripresa imminente, anzi.

Senza sbilanciarsi in astrazioni sulle possibili evoluzioni del marketing, o su come la funzione di marketing debba riposizionarsi nelle organizzazioni, mi soffermo su alcune previsioni sul marketing digitale (segnalando un link), per promuovere semplici ed immediate considerazioni sulle opportunità, anche su quelle mancate del tutto, che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione avrebbero potuto già abilitare nelle imprese. Ad esempio, l'affermazione della pubblicità sul web non ha ancora messo in crisi, almeno nella società italiana, i modelli di comunicazione pubblicitaria via tv "tradizionale", mentre si inizia a valutare positivamente l'email marketing.

Nel futuro, comunque, a parte le resistenze dei consumatori nati prima della società digitale, il marketing e l'advertising on line modificheranno la pianificazione dei budget delle imprese. Anche perchè la digitalizzazione non imporrà più ai consumatori il possesso di pc domestici o laptop, ma grazie alla miniaturizzazione dei device ed al potenziamento dei terminali mobile, le campagne pubblicitarie potranno contare su tecnologie capaci di raggiungere ovunque i destinatari.

A patto di vedere rispettate quelle tenzenze "annunciate" da molti anni: openness, transparency, accessibility.... Anche perchè....

'The future is digital people, not digital media'

Business In 2010: A New Face of Marketing
http://ezinearticles.com/?Business-In-2010:-A-New-Face-of-Marketing&id=4721

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Sunday, August 09, 2009

Segnalazione > Blog di Bernard J. Jansen (Web Search)

Segnalo l'interessantissima pubblicazione di Bernard Jim Jansen - Pennsylvania State University - intitolata "Web Log Analysis", perchè consente di capire come le ricerche su internet stanno modificando una parte dei processi del marketing analitico, grazie alla digitalizzazione delle conversazioni ed alla maggiore disponibilità di contenuti prodotti ed immessi dai consumatori, sempre più motivati a documentare le loro esperienze e pronti a condividere opinioni e critiche.

Jansen cura un blog specifico sulle tendenze delle ricerche e sull'uso delle tecnologie, è una fonte da considerare e da consultare spesso.

http://jimjansen.blogspot.com

Inserisco i contenuti del manuale:

Introduction
  • “Research and Methodological Foundations of Transaction Log Analysis” Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University), Isak Taksa (Baruch College), and Amanda Spink (Queensland University of Technology)

Section 1 - Web Log Analysis: perspectives, issues and directions
  • “Historic Perspective of Log Analysis” W. David Penniman (Nylink)
  • “Surveys as a Complementary Method to Web Log Analysis” Lee Rainie (Pew Internet & American Life Project) and Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University)
  • “Watching the Web: An Ontological and Epistemological Critique of Web-Traffic Measurement” Sam Ladner (York University)
  • “Privacy Issues Associated with Web Logging Data“ Kirstie Hawkey (University of British Columbia)

Section 2 - Methodology and Metrics
  • “The Methodology of Search Log Analysis” Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University)
  • “Uses, Limitations, and Trends in Web Analytics” Anthony Ferrini (Acquiremarketing.com) and Jakki J. Mohr (University of Montana)
  • “A Review of Methodologies for Analyzing Websites” Danielle Booth (The Pennsylvania State University) and Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University)
  • “The Unit of Analysis and the Validity of Web Log Data” Gi Woong Yun (Bowling Green State University)
  • “Recommendations for Reporting Web Usage Studies” Kirstie Hawkey (University of British Columbia) and Melanie Kellar (Google)

Section 3 - Behavior Analysis
  • “From Analysis to Estimation of User Behavior” Seda Ozmutlu (Uludag University), Huseyin C. Ozmutlu (Uludag University), and Amanda Spink (Queensland University of Technology)
  • “An Integrated Approach to Interaction Design and Log Analysis” Gheorghe Muresan (Microsoft Corporation)
  • “Tips for Tracking Web Information Seeking Behavior” Brian Detlor (McMaster University), Maureen Hupfer (McMaster University) and Umar Ruhi (University of Ottawa)
  • “Identifying Users Stereotypes for Dynamic Web Pages Customization” Sandro José Rigo (Universidade Federal do Rio Grande do Sul), José Palazzo M. de Oliveira (Universidade Federal do Rio Grande do Sul), and Leandro Krug Wives (Universidade Federal do Rio Grande do Sul)
  • “Finding Meaning in Online, Very-scale Conversation” Brian K. Smith (The Pennsylvania State University), Priya Sharma (The Pennsylvania State University), Kyu Yon Lim (The Pennsylvania State University), Goknur Kaplan Akilli (The Pennsylvania State University), KyoungNa Kim (The Pennsylvania State University), Toru Fujimoto (The Pennsylvania State University), and Paula Hooper (TREC)

Section 4 - Query Log Analysis
  • “Machine Learning Approach to Search Query Classification” Isak Taksa (Baruch Colleg), Sarah Zelikovitz (The College of Staten Island ity University of New York), and Amanda Spink (Queensland University of Technology)
  • “Topic Analysis and Identification of Queries” Seda Ozmutlu (Uludag University), Huseyin C. Ozmutlu (Uludag University), and Amanda Spink (Queensland University of Technology)
  • “Query Log Analysis in Biomedicine” Elmer V. Bernstam (University of Texas –Houston), Jorge R. Herskovic (University of Texas –Houston), and William R. Hersh
  • “Processing and Analysis of Search Query Logs in Chinese” Michael Chau (The University of Hong Kong), Yan Lu (The University of Hong Kong) Xiao Fang (The University of Toledo), and Christopher C. Yang (The Chinese University of Hong Kong)
  • “Query Log Analysis for Adaptive Dialogue-Driven Search”Udo Kruschwitz (University of Essex), Nick Webb (Institute for Informatics, Logics and Security Studies), and Richard Sutcliffe (University of Limerick)

Section 5 - Contextual and Specialized Analysis
  • “Using Action-Object Pairs as a Conceptual Framework for Transaction Log Analysis” Mimi Zhang (The Pennsylvania State University) and Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University)
  • “Analysis and Evaluation of the Connector Website” Paul DiPerna (The Blau Exchange Project) “Information Extraction from Blogs”Marie-Francine Moens (Katholieke Universiteit Leuven) “Nethnography: a Naturalistic Approach towards Online Interaction”Andrade Braga (Universidade Católica do Rio de Janeiro)

Conclusion
  • “A Review of Methods in Presented in the Handbook of Weblog Analysis” Isak Taksa (Baruch College), Amanda Spink (Queensland University of Technology), and Bernard J. Jansen (The Pennsylvania State University)

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Saturday, July 11, 2009

Il marketing nel B2B

Che ruolo gioca il marketing nelle relazioni B2B? Sappiamo che la funzione di marketing ha una certa importanza nel collegare tra di loro gli uffici vendite, relazioni con la clientela, e che si colloca tra le funzioni di innovazione, coordinando le iniziative di ricerca e sviluppo allo scopo di sperimentare come estendere l'offerta con l'introduzione di nuove tecnologie, o con nuove funzioni capaci di soddisfare le esigenze dei clienti. Ma quanto incide nelle relazioni tra imprese? Nel business tra aziende, e non nel business rivolto direttamente ai clienti retail, ad esempio, il marketing svolge sempre il suo ruolo di coordinamento dei processi di ricerca (di mercato), di costruzione dell'offerta, di pianificazione di prodotto/servizio, di comunicazione pubblicitaria, di vendita?

Suggerisco di leggere questo breve articolo, a cura di Edward Appleton, pubblicato il mese scorso sul blog b2b2m - business to business marketing.

http://www.b2bm.biz/blog/2009/06/is-marketing-just-a-sales-supp.html

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